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ALLA CASCATA DEL PRA' DI LAVINO
Valle di S.Michele (fondo valle), metri 580; bivio alta Val Negrini, metri 1300; cascata Pra' di Lavino, metri 1300

Tempo previsto ore 3.30 (solo andata)


Anche una cascata può costituire una simpatica e interessante motivazione escursionistica soprattutto se, la caduta d'acqua si presenta copiosa e spettacolare. Come nel caso della cascata del Prà di Lavino ("el pisù") che tra i solitari monti di Tremosine, precipita con fragorosi rimbalzi da circa 80 metri d'altezza.

L'escursione è semplice e non faticosa; si svolge su una delle numerose strade militari della guerra 19015/18 che si intersecano (alcune ancora ben conservate) nell'entroterra gardesano al confine con il Trentino. L'accesso alla valle di San Michele, punto di partenza dell'escursione, è dal quadrivio di Polzone un paio di chilometri prima di Vesio (santella) sulla strada della "Tignalga", nei pressi del caseificio "Alpe del Garda".

E' raggiungibile sia da Limone passando per Vesio che da Tignale; al quadrivio si prende via S. Michele che in quattro chilometri, quasi pianeggianti, porta in capo alla valle omonima dove ci sono un paio di case e si lascia l'auto. Si segue la stradina verso destra; giunti al vicino bivio si devia a sinistra e si continua sulla stradina cementata che sale a tornanti attraverso il boscoso versante del monte, lasciando sulla sinistra l'imbocco del sentiero (segnato) che porta all'antica e vicina chiesetta di San Michele.

Si continua. A circa 900 di quota, si tocca la baita Monte di Mezzo attorniata da prati con ciliegi selvatici e noci; superati poi alcuni tornanti e un lungo tratto sospeso sulla selvaggia val Negrini, si giunge ad un bivio quotato intorno ai 1300 metri. Si prende la stradina che volge verso destra; proseguendo direttamente si va alla malga e alla Bocca di Lorina, collegamento con le trentine Valli Giudicarie.

Ripreso l'itinerario e scavalcato un passetto che si apre nel bosco di abeti e faggi a lato di una pozza di abbeverata, si entra nella testata della Valle del Prà delle Noci. Si continua in leggera discesa lasciano a monte, appena sopra la stradina, malga Spiazzo e la sua circolare radura attorniata da faggi e aceri imponenti. Avanti ancora una ventina di minuti di cammino, ed ecco apparire sulla sinistra tra le chiome degli abeti, la scrosciante e spettacolare cascata, la cui massa d'acqua, dopo avere più volte rimbalzato, divalla incassata tra profonde forre verso il lago di Garda.

Se c'è ancora tempo a disposizione e voglia di camminare ci si può spingere fino alla non lontana malga Cà da Lerà che sorge in un' ampia conca pascoliva; nei pressi c'è una fontana con acqua freschissima e alcuni faggi secolari di rara e maestosa imponenza. La strada, oltre la malga, continua tagliando alla base dell'alta bastionata di roccia calcarea stratificata, denominate "le fase"; proseguendo ancora si sale al passo di Tremalzo, collegamento con la val di Ledro e il passo Nota.


A piedi con Franco Solina
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