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Gli Amici del Cuore

Ore 10:54 mercoledì, 11 gennaio 2012
Gli Amici del Cuore

Il cuore palpita in petto per amore, per paura, per ansia, per rabbia, per attività fisica, e per tante altre situazioni che turbano in qualche modo, l' equilibrio psico-fisico dell' uomo.

Ma c'è battito e battito; e Ippocrate e  Galeno già nell' antichità  avevano intuito l'importanza e la pericolosità di certe fastidiose palpitazioni del cuore . Galeno, considerato il padre dell' Aritmologia, aveva una tecnica tutta sua per misurare il polso, " messaggero che non sbaglia mai ", ponendovi sopra una foglia ed osservandone le differenti oscillazioni.

Si dovrà aspettare però il XX Secolo con  Einthoven per avere finalmente una conoscenza razionale dei disturbi del ritmo cardiaco: le aritmie.

Si identificarono così via via  le extrasistoli, le tachicardie parossistiche, la fibrillazione atriale ed il flutter, i disturbi di conduzione ed i blocchi atrio-ventricolari. Tutti disturbi ben identificati ma che  non hanno trovato una vera cura sino a circa 50 anni fa quando, grazie all' incalzante progresso tecnologico e alla felice intuizione  dell' ingegnere americano Wilson Greatbatch, fu impiantato su un paziente di 77 anni il primo pacemaker. Era il  1960 e il primo intervento eseguito con successo fu fatto nell'ospedale di Buffalo. il papà del pacemaker impiantabile, è morto di recente all' età di 92 anni ma la micromacchina stimola-cuore da lui inventata  ha salvato la vita a una lunghissima lista di persone cardiopatiche. E la storia continua. Ogni anno in tutto il mondo sono circa un milione i malati che si sottopongono ad impianto di pace-maker. In Italia, ogni anno, se ne impiantano circa 60.000. Quelli che non conoscono il problema, fortunati loro, si chiederanno:" ma a che serve il pace-maker? come funziona?". In parole semplici, il segnapassi artificiale del cuore sostituisce, in caso di bisogno, quello naturale che madre natura ha posto in un punto ben preciso dell' atrio destro. Si tratta, in realtà, di un microscopico groviglio di cellule cardiache specializzate che, autonomamente, scaricano impulsi elettrici che determinano la contrazione delle cavità cardiache. La funzione base del pace-maker artificiale è dunque proprio quella di intervenire quando il cuore batte troppo lentamente o comunque in modo irregolare. Oggi, grazie agli enormi sviluppi nei settori della tecnologia e della bio-ingegneria, i pacemakers di ultimissima generazione hanno ampliato, e di molto, il  loro campo di azione  e sono in grado di modularsi in base alle differenti richieste di un cuore in difficoltà. Questi piccoli computers di bordo infatti conoscono perfettamente la storia del cuore del proprio paziente e, monitorandone continuamente la funzione, capiscono al volo quando c'è qualcosa che non va e, attraverso brevi impulsi elettrici,  risolvono il problema senza che il paziente stesso se ne accorga!

Questa caratteristica di adattamento della frequenza, è resa possibile grazie alla presenza di  speciali sensori capaci di riconoscere il cambiamento, all' interno dell' organismo,  di  alcuni parametri biologici ed elettrici ma anche di cambiamenti dello stato emotivo. Se i primi pace-makers avevano il solo compito di stimolare la contrazione dei ventricoli ad una frequenza di 60-70 battiti al minuto, oggi  la loro grande abilità è quella di arrivare a curare non solo il sintomo ma la malattia vera e propria. La possibilità poi di  effettuare la " home monitoring " dei suddetti parametri, permette inoltre al medico  di curare il proprio paziente a distanza e soprattutto di arrivare a una diagnosi precoce di malfunzionamento dell' apparecchio o di peggioramento dello stato di salute del paziente intervenendo precocemente e riducendo così i ricoveri in Ospedale.
Delle alterazioni del ritmo cardiaco, delle cause che più frequentemente le determinano, dei pace-makers e dei defibrillatori automatici cardiaci impiantabili (AICD): quando impiantarli, quando sostituirli, delle varie terapie combinate per contrastare le aritmie, si parlerà in trasmissione con i seguenti relatori:

Prof. ssa Lorenza Muiesan
Professore ordinario di Medicina dell' Univ. degli Studi di Brescia, Azienda Ospedaliera " Spedali Civili" di Brescia

Dott. Antonio Curnis,
Responsabile del Laboratorio di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione
 " Cattedra di Cardiologia, Azienda Ospedaliera" Spedali Civili di Brescia

Dott. Antonio Daloia

Laboratorio di Ecocardiografia
 " Cattedra di Cardiologia, Azienda Ospedaliera" Spedali Civili" di Brescia




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