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Gestire la Cronicità

Ore 10:08 martedì, 24 gennaio 2012
Gestire la Cronicità
I dati parlano chiaro: nel 2030 le persone al mondo con più di 65 anni  saranno un miliardo e quattrocento milioni. In Europa si  prevede che entro il 2050 il tasso medio europeo di dipendenza degli anziani sarà attorno al 50%.

E in Italia come siamo messi? Da un recente rapporto del " The European House- Ambrosetti "  emerge che nel nostro Paese le persone over 65 sono circa 11 milioni; di queste il 30%, quindi circa 3 milioni, sono persone che godono di relativa buona salute e  invecchiano in modo " attivo e in salute " in linea con i recenti obiettivi dell' OMS e della Comunità europea; sono tutti gli altri, a loro totale insaputa, a rappresentare la vera sfida sanitaria per i nostri politici.

E' indubbio che il miglioramento costante delle terapie ha portato all' allungamento della vita media e, con questa, ad un aumento di malattie croniche ( ipertensione, ictus, tumori, obesità, diabete, demenze) con costi diretti ed indiretti elevati. In Italia si stima che la spesa sostenuta ogni anno in terapie e cure per le suddette malattie si aggiri attorno ai 40 miliardi di euro. La complessità dei malati con patologie croniche è tale da rendere necessaria l'attivazione di una rete assistenziale territoriale i cui nodi siano costituiti da differenti modelli di prestazioni, a diversa intensità assistenziale ma perfettamente integrati e sinergici tra loro. Insomma bisogna mettere in atto strategie convergenti dove la Qualità dell'assistenza e il governo della spesa, devono mirare a  stabilire percorsi assistenziali assolutamente appropriati.

Gli obiettivi di una rete, secondo quanto espresso dal Decreto del Ministero della Salute del 28 settembre 1999 e dall'Accordo del 19 aprile 2001 della Conferenza Unificata, sono quelli di:

•    assicurare ai pazienti il controllo del dolore e degli altri sintomi

•    assicurare il rispetto della dignità e dei valori umani, spirituali e sociali

•    agevolare la permanenza dei pazienti al proprio domicilio

•    ottenere una     riduzione dei     ricoveri impropri in ospedale

•    valorizzare le risorse del tessuto sociale in cui sono inseriti i pazienti

•    dare un'assistenza che permetta risposte specifiche, tempestive, efficaci ed adeguate ai bisogni del malato

•    dare una continuità di cura fino all'ultimo istante di vita

•    raggiungere un rapporto ottimale costi/benefici

•    erogare prestazioni di qualità con verifica e valutazione della qualità dei servizi offerti e dei risultati


Ma a chi spetta la presa in carico di una persona  anziana che, affetta da patologia cronica, va incontro ad un evento acuto o comunque ad uno scompenso clinicamente non complesso? Qual'è il suo destino, una volta risolto il fatto acuto?
Su questo tema sanitario di grande attualità per le ragioni su esposte, ha deliberato, lo scorso 30 Marzo, la Regione Lombardia istituendo le ATTIVITÀ DI CURE SUB-ACUTE (All. 1 DGR n. IX/1479 del 30/03/2011).

Secondo la delibera regionale le cure sub-acute consentono una presa in carico che avviene in un contesto di ricovero protetto di pazienti affetti da postumi di un evento acuto. La durata media della degenza va da un minimo di 7-10 gg ad un massimo di 40gg.
Le cure subacute possono essere effettuate o in una struttura indipendente rispetto alle strutture di ricovero e cura per acuti, o in un'area organizzata ad hoc situata all'interno della struttura per acuti stessa. Le cure subacute non devono essere confuse con le attività socio-sanitarie rese a favore di pa-zienti non autosufficienti in condizioni di discreta stabilità clinica. Sono cure rivolte a persone che altrimenti prolungherebbero, senza necessità, la durata del ricovero ospedaliero o potrebbero essere ammesse inappropriatamente in ospedale.
La dimissione del paziente avviene alla conclusione del piano di assistenza programmato con: la dimissione presso il proprio domicilio, il trasferimento presso altre strutture eroganti differenti livelli assistenziali o socio- assistenziali.
L'elaborazione e applicazione di tali percorsi deriva dal coinvolgimento di tutti gli attori possibili, dai MMG ai centri ospedalieri, dalle famiglie alle associazioni dei pazienti, attorno ad alcune strategie di fondo che prevedono l'incremento del livello dell'appropriatezza clinica riducendo il consumo dei farmaci anche attraverso la promozione di stili corretti di vita.

A Brescia e Provincia le persone affette da cronicità sono circa  330.000; oltre 20.000 i portatori di bisogni assistenziali complessi.

La delibera regionale ha assegnato a Brescia 97 posti letto per cure sub- acute, organizzati in Unità Operative di un massimo di venti posti letto. Un numero certamente contenuto rispetto al bisogno ma che potrebbe fungere da volano alla creazione di una cultura del "post-acuto".

Viene anche incentivato un corretto rapporto di integrazione tra MMG e centri specialistici ospedalieri allo scopo di aumentare il livello dell'appropriatezza organizzativa, limitando le sovrapposizioni diagnostiche e terapeutiche ed evitando controlli non indispensabili; si strutturano inoltre  flussi informativi che collegano telematicamente ogni MMG con gli specialisti di riferimento.

Della integrazione tra differenti professionalità e realtà ospedaliere presenti sul territorio, di un ponte teso tra ospedale e territorio per la cura dei pazienti dopo la fase acuta e il trattamento delle cronicità, si parlerà a Panacea  per un momento  di riflessione  e approfondimento con i seguenti relatori:

Dott. Angelo Bianchetti, Responsabile dell' U.O. di Medicina, Istituto Clinico S. Anna, Gruppo Ospedaliero San Donato- Brescia

Dott. Ovidio Brignoli, medico di Famiglia, vice-presidente della S.I.M.G.

Dott. Carmelo Scarcella, Direttore generale dell' A.S.L. di Brescia

Dott. Lorenzo Rozzini, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Geriatria, Istituto Ospedaliero-Fondazione Poliambulanza



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