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Radio Classica Bresciana

Target Therapy in Oncologia

Ore 09:58 martedì, 15 maggio 2012
Sembra fantascienza e non lo è. Immaginiamo che attorno a un tavolo, virtuale o reale che sia, siedano genetisti, biologi molecolari, chimici, oncologi, farmacologi, anatomo-patologi e chirurgi e che tutti insieme decidano di studiare la struttura e la composizione che dovrebbe avere una molecola per colpire con la massima efficacia uno specifico bersaglio. Oggi è possibile: andare dentro la cellula, nel nucleo e nel Dna, decodificare la sequenza delle basi, decrittare i messaggi, diagnosticare e, soprattutto, guarire. E l'avventura comincia: quella della terapia individualizzata, fatta su misura. La cosiddetta "target therapy ".
Di fatto, negli ultimi decenni, si è passati dallo studio del tessuto malato a quello della singola cellula e dei suoi geni che, colpiti da diversi agenti mutageni, indirizzano l' evoluzione della cellula verso la malignità. Radiazioni, sostanze chimiche di varia natura, ereditarietà, eventi spontanei e, soprattutto, virus e batteri sono i fattori riconosciuti responsabili delle mutazioni genetiche e delle dirette conseguenze sulla salute dell' uomo. Allo stato attuale delle conoscenze, si stima che circa il 15%-20% dei tumori umani siano strettamente correlati a infezioni specifiche. Batteri come l'Helicobacter Pylori, elminti come lo Schistosoma, contribuiscono allo sviluppo del tumore dello stomaco, della vescica, del retto e delle vie biliari.
Ma sono soprattutto i virus i principali fattori di rischio per lo sviluppo dei tumori nell' uomo.
Basti pensare ai differenti genotipi di Papillomavirus umano responsabili del tumore del collo dell' utero, dei tumori ano-genitali, orofaringei e cutanei. Basti pensare ai virus dell' Epatite B e C e agli epatocarcinomi ad essi associati, al virus di Epstein-Barr, già noto dal 1964 come virus tumorale umano, al virus erpetico tipo 8 ( HHV-8 ) , al retro-virus T-linfotrofico tipo 1 ( HTLV-1 ) e, verosimilmente , anche i linfomi e le leucemie riconoscono una eziologia virale.
Qui di seguito una mia recente intervista ad Harald zur Hausen, Nobel per la Medicina nel 2008 per aver scoperto la relazione esistente tra il virus del Papilloma umano e il cancro del collo dell' utero ( seconda causa più comune di morte per tumore nella donna, dopo quello al seno ) e per aver concepito il primo Vaccino anti tumorale. D. Lei crede che i virus siano organismi viventi, o piuttosto strutture biologiche che affidano la loro funzione alle cellule che invadono? R. Direi né l'una né l'altra cosa. Penso che i virus originariamente siano derivati da geni cellulari che acquisirono un certo grado di indipendenza dalla cellula stessa imparando a modificarne il metabolismo e che poi, grazie ad un avvolgimento proteico, siano stati in grado di replicarsi con successo trasmettendosi anche ad altri tipi di cellule. I virus sono dunque parte di organismi viventi che si sono evoluti, ovviamente in un lungo periodo di tempo; in questo processo sono mutati sia per sviluppare questo tipo di indipendenza sia per dirigere, con i propri geni , l'apparato regolatore delle cellule verso la propria replicazione .
D. Le infezioni provocano i tumori per mezzo di agenti carcinogeni specifici o per mezzo di irritazioni aspecifiche?
R. Bisogna distinguere tra gli agenti che io definisco carcinogeni diretti e indiretti.
I primi possono sviluppare geni specifici capaci di essere mantenuti nelle cellule infette e di essere espressi: il loro livello di espressione condiziona le trasformazioni delle cellule.
Nelle cellule normali l'espressione degli oncogeni virali è abitualmente contrastata da meccanismi cellulari.
Solo dopo aver acquisito modificazioni nel loro stesso genoma o altre variazioni nei geni della cellula ospite, essi possono determinare una proliferazione maligna. Il secondo modo di interazione tra virus e cellula ospite è quella della carcinogenesi indiretta che può essere favorita, per esempio, da una prolungata immunosoppressione come quella determinata dall' agente patogeno HIV o da processi infiammatori cronici che producono radicali di ossigeno o di azoto che, a loro volta, portano all'accumulo di mutazioni nel DNA della cellula ospite, favorendone la trasformazione maligna.

D. La sede del tumore dipende dal punto dove agisce l' infezione o da una sensibilità organo-specifica?
R. In realtà per tutte le carcinogenesi dirette la localizzazione del tumore coincide con la sede dell'infezione.

D. Virus diversi provocano tumori diversi: hanno essi agenti oncogeni con DNA differenti o con lo stesso DNA? R. Virus diversi hanno proprietà oncogeniche diverse che dipendono dalla regolazione dei geni specifici dei vari organi.

D. Sarà possibile introdurre un genoma in un virus per creare un vaccino che esprima proteine capaci di sconfiggere il tumore?
R. Esistono già virus oncolitici ma la loro applicazione pratica richiede ancora ulteriori studi.

D. Il vaccino contro il tumore del collo dell' utero è una scoperta epocale perché introduce il concetto di prevenzione primaria nella malattia tumorale. Pensa lei che in un futuro non lontano sarà possibile preparare un vaccino per ogni tumore virus dipendente?
R. Non mi aspetto che troveremo vaccini specifici per tutti i virus oncogeni. Per varie ragioni; il virus dell'Epatite C o i virus responsabili delle immunodeficienze umane, per esempio, mutano molto rapidamente e sfuggono così ad una risposta immunitaria.
Inevitabile a questo punto parlare dei vantaggi che alla persona colpita da tumore potranno derivare dalla conoscenza del proprio patrimonio genetico. Anche perché non esiste un tumore uguale all' altro. Quando si parla di tumore al fegato, per esempio, noi stiamo parlando di forme tumorali diverse e non di una singola malattia perchè su 100 persone colpite dal tumore e trattate tutte allo stesso modo, alcune risponderanno alla terapia, altre no. Se dunque si vuole trattare il paziente, sicuri che la terapia avrà l' effetto desiderato, ci si dovrà alla fine basare su informazioni personalissime che ci verranno solo dalla conoscenza dalla sequenza delle basi del suo genoma. A quel punto di quella persona noi conosceremo tutto: la sua malattia e l' efficacia del trattamento.
Anche l' approccio chirurgico alla malattia sarà differente perché il chirurgo, quando necessario, mirerà sin dall' inizio non solo ad isolare e ad asportare la parte dell' organo visibilmente malata ma a comprendere i meccanismi molecolari di sviluppo del cancro per poter offrire ai pazienti nuove molecole, veri e propri bisturi chimici, in grado di bloccare la crescita della malattia. Oggi poi, grazie alla chimica combinatoriale, si è in grado, in maniera rapida, di disegnare su misura le molecole che possono colpire un dato bersaglio, passando così dal laboratorio alla clinica; dal banco della ricerca al letto del malato. Dalla malattia al ritorno alla vita.

Dei nuovi e differenti approcci terapeutici alla patologia tumorale, soprattutto quella addominale, si parlerà a Panacea con i seguenti ospiti:

Prof. Stefano Maria Giulini, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli studi di Brescia, Direttore U.O. della 3 Chirurgia A.O. Spedali Civili di Brescia, Univ.degli Studi di Brescia

Prof. Fabio Facchetti Direttore U.O. di Anatomia Patologia, A.O.Spedali Civili di Brescia, Univ. degli Studi di Brescia

Dott. Vittorio Domenico Ferrari Dirigente medico di I livello U.O. di Oncologia Medica A.O. Spedali civili di Brescia



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